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  <Comments>
    <Comment>
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      <testocomm>La revisione dello stato delle conoscenze di questo terremoto si basa su un rapporto tecnico inedito del 2003 per l’INGV $(093311)$. In questa revisione il terremoto è stato ridatato al giugno 847, modificando la datazione al giugno 848 proposta in Guidoboni, Comastri e Traina (1994) $(093201)$; questa ridatazione ha inoltre portato a riunificare in un unico evento la scheda &lt;263&gt;, effetti a Roma di un terremoto avvenuto nell’arco cronologico 10 aprile – 31 agosto 847 (pp. 377-378), e la scheda &lt;265&gt;, terremoto localizzato nel Sannio datato giugno 848 (pp. 379-381), contenute in Guidoboni, Comastri e Traina (1994) $(093201)$.&lt;br&gt;&#13;
La fonte principale è rappresentata dalle “Cronicae Sancti Benedicti Casinensis”, secondo la denominazione adottata da Luigi Andrea Berto, editore nel 2006 di una nuova edizione critica, con traduzione italiana, del testo di questa cronaca che il precedente editore Georg Waitz, nel 1878, aveva intitolato “Chronica Sancti Benedicti Casinensis” $(093058)$. Secondo Berto (2006, pp. IX-XI) $(093386)$, quest’opera “sembra essere formata da tre parti diverse”, scritte probabilmente tra gli anni sessanta e settanta del IX secolo da tre autori diversi, quasi sicuramente da monaci dell’abbazia di Montecassino, poiché l’opera tratta in gran parte di avvenimenti che riguardano quel cenobio. La terza parte dell’opera è preceduta da un titolo: “Cronica de monasterio sanctissimi Benedicti” (da qui la proposta di Berto di ridenominare la cronaca). L’opera è tramandata da un unico manoscritto, il “Codex Casinensis” 175 dell’Archivio della Badia di Montecassino, trascritto agli inizi del X secolo, probabilmente nel 921/922 a San Benedetto di Capua, quando la comunità di Montecassino si trovava in esilio dopo la distruzione del loro monastero compiuta dai musulmani nell’833.&lt;br&gt;&#13;
La notizia del terremoto è riferita anche in due altre cronache più tarde, in quella di Leone Marsicano [o Leone Ostiense] (1050-1115) $(090248)$ e nel “Chronicon Vulturnense” (XI-XII secolo) $(530002)$.&lt;br&gt;&#13;
L’unica fonte coeva, le “Cronicae Sancti Benedicti Casinensis” $(093058)$, non presenta una esplicita datazione del terremoto, indica infatti solo il mese di giugno ma non l’anno (mentre nei “Chronica Monasterii Casinensis” di Leone Marsicano $(090248)$ il terremoto è esplicitamente datato all’anno 847, senza l’indicazione del mese). La datazione all’anno 848 (che era stata adottata in Guidoboni, Comastri e Traina 1994 $(093201)$) è fornita dal precedente editore della cronaca (G.Waitz) a margine della notizia del terremoto; va notato che la cronologia del contesto non è chiarissima, infatti la notizia immediatamente precedente rispetto al terremoto è datata dall’editore all’anno 849. Figliuolo e Marturano (2002) $(093309)$ hanno proposto di datare il terremoto al giugno 847. Questi autori non discutono esplicitamente la datazione proposta da Waitz, ma aggirano l’ostacolo in modo indiretto ricostruendo il contesto delle scorrerie del saraceno Abu Masar descritte nella cronaca stessa. Secondo Figliuolo e Marturano (2002) $(093309)$ è nell’anno 846 che Abu Masar fa una lunga serie di scorrerie nel territorio di Cassino, devastando e occupando Telese e molti altri luoghi. Nel novembre dell’846 Abu Masar ritorna a Benevento. Qui nel giugno dell’847 lo raggiunge la notizia del terremoto che aveva colpito Isernia. Se si accetta la proposta di Figliuolo e Marturano (2002) $(093309)$ di datare al giugno 847 il terremoto descritto nelle “Cronicae Sancti Benedicti Casinensis” $(093058)$ (datazione adottata anche dal nuovo editore dell’opera, Berto 2006 $(093386)$, che richiama la cronologia che compare in Leone Marsicano) si può ragionevolmente collegare a questo evento sismico localizzato nel Sannio anche la notizia riportata nel “Liber Pontificalis” $(700093)$. Infatti, nella vita di papa Leone IV (847-855) si trova la notizia di un terremoto sentito a Roma – senza danni – datato alla decima indizione, ossia al periodo 1º settembre 846 – 31 agosto 847. Inoltre, se si tiene conto che Leone IV fu consacrato il 10 aprile 847, si può restringere l’arco cronologico nel quale avvenne il terremoto al periodo 10 aprile – 31 agosto 847, ambito cronologico compatibile con il giugno 847.&lt;br&gt;&#13;
Questo terremoto è noto alla tradizione dei cataloghi sismici a partire dal XVII secolo.&lt;br&gt;&#13;
&lt;br&gt;&#13;
Ricerche archeologiche nell’area.&lt;br&gt;&#13;
Estensive le indagini a San Vincenzo al Volturno, centro monastico fondato nell’VIII secolo (703) in un territorio che era stato da poco tempo aggiunto al ducato meridionale longobardo di Benevento (campagne di scavo svolte dalla British School at Rome negli anni 1980-1986: Hodges 1993, 1995) $(032042,032043)$. La storia del centro e dei suoi principali edifici è nota in tutte le fasi: particolarmente rilevante l’addensarsi di indicatori sismici nella metà del IX secolo (cosiddetta fase 5b), individuati nella chiesa cripta (rimozione ed immediata ricostruzione dei pilastri nel triconco dell’abside, successione di due programmi decorativi nell’abside, variazioni negli affreschi), nella chiesa sud (volte e doppie murature affiancate per il secondo piano, crepa per spinta verso l’esterno su giuntura fra muri, e immediata tompagnatura). La accuratezza delle indagini ha consentito di cogliere sul campo indicatori sismici di varia natura, sia nelle strutture (crepe, restauri, modifiche nel piano costruttivo), sia negli apparati decorativi (variazioni al programma degli affreschi). La completezza della documentazione, inoltre, consente di ipotizzare altri indicatori sismici in strati anomali nel vestibolo e nella sala assembleare, datati anch’essi alla metà del IX, di cui gli autori non si spiegano la formazione; una possibile interpretazione potrebbe vederli come residui dell’asportazione di crolli avvenuti in ambienti di passaggio frequente (si veda lo spessore irregolare o sottile, presenza di terreno, argilla e carbone a grana fine, consistenza compatta).&lt;br&gt;&#13;
Durante la campagna di scavi del 1990-1993 $(093122)$, svolta dalla British School di Roma, è stata individuata una frattura nell’angolo sud-est della chiesa abbaziale di San Vincenzo al Volturno; questo danno è stato interpretato come un effetto del terremoto dell’847 (per la localizzazione del danno in questo edificio si vedano le tre tavole alle pp. 380-381 di Guidoboni, Comastri e Traina 1994 $(093201)$).</testocomm>
    </Comment>
    <Comment>
      <codtab>C7</codtab>
      <testocomm>Ricostruzione con spostamento della città di Telesia, probabilmente distrutta dalle incursioni di Abu Masar prima dell’occorrenza del terremoto $(093043)$.</testocomm>
    </Comment>
    <Comment>
      <codtab>D0</codtab>
      <testocomm>Il terremoto colpì con effetti distruttivi l’area del Sannio e del Molise occidentale. A Isernia e a San Vincenzo al Volturno ci furono crolli di edifici e molte vittime. La scossa fu sentita fortemente a Montecassino, dove però non vi furono danni di rilievo $(093043)$. La scossa fu sentita anche a Roma, non sono menzionati danni $(700093)$. Un’epigrafe, datata 1736, conservata nella cattedrale di Ariano Irpino, pubblicata in Pantosti e Valensise (1989), ricorda che la chiesa fu danneggiata nell’858 (data che probabilmente va corretta in 847) $(093043,093201)$.</testocomm>
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      <titolo1>Integrazione di ricerca di archeologia e storia territoriale riguardante il terremoto del 1456 e l’area molisano-campana relativamente ai terremoti prima del Mille, RPT 255/03, Bologna maggio 2003 (rapporto inedito per INGV).</titolo1>
      <luogoed></luogoed>
      <datacompl>2003</datacompl>
      <valb>Bs</valb>
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      <autore1>Berto L.A. (ed.)</autore1>
      <titolo1>Cronicae Sancti Benedicti Casinensis, edizione critica e traduzione, con un’appendice di W. Pohl (Edizione Nazionale dei testi mediolatini, 15, serie II, 7).</titolo1>
      <luogoed>Firenze</luogoed>
      <datacompl>2006</datacompl>
      <valb>Bs</valb>
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      <autore1>*</autore1>
      <titolo1>Epigrafe posta nella cattedrale di Ariano Irpino in memoria dei danni causati dai terremoti dell’847, 1349, 1456, 1517, 1688, 1694, 1702 e 1732 (1736), in D.Pantosti e G.Valensise, Riconoscere il ‘terremoto caratteristico’: il caso dell’Appennino centro-meridionale, "I terremoti prima del Mille in Italia e nell’area mediterranea. Storia archeologia sismologia", a cura di E.Guidoboni, p.547.</titolo1>
      <luogoed>Bologna</luogoed>
      <datacompl>1989</datacompl>
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      <luogoed>Isernia</luogoed>
      <datacompl>1889</datacompl>
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      <titolo1>Memoria storica sul tremuoto del 5 giugno 1688, in Id., "L’antico Sannio e l’attuale provincia di Molise", pp.547-568.</titolo1>
      <luogoed>Isernia</luogoed>
      <datacompl>1889</datacompl>
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      <luogoed>Montecassino</luogoed>
      <datacompl>1985</datacompl>
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      <autore1>Molin D. e Guidoboni E.</autore1>
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      <luogoed>Bologna</luogoed>
      <datacompl>1989</datacompl>
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      <autore1>Vari V.</autore1>
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      <luogoed>Benevento</luogoed>
      <datacompl>1927</datacompl>
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      <datacompl>1925 - 1940</datacompl>
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      <luogoed>Paris</luogoed>
      <datacompl>1886 - 1892</datacompl>
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    <Locality>
      <intpq>IX</intpq>
      <desloc>Isernia</desloc>
      <lat_wgs84>41.5943</lat_wgs84>
      <lon_wgs84>14.2307</lon_wgs84>
      <provlet>IS</provlet>
      <nazione>Italy</nazione>
      <intpqnum>9</intpqnum>
      <nterr>50076</nterr>
      <nloc_cfti>058385.00</nloc_cfti>
      <desloc_cfti>Isernia</desloc_cfti>
      <notesito></notesito>
      <COMM>Distruzione della città non meglio specificata, morirono molte persone tra cui il vescovo $(093058)$.</COMM>
    </Locality>
    <Locality>
      <intpq>VIII</intpq>
      <desloc>Abbazia di San Vincenzo al Volturno</desloc>
      <lat_wgs84>41.6512</lat_wgs84>
      <lon_wgs84>14.0884</lon_wgs84>
      <provlet>IS</provlet>
      <nazione>Italy</nazione>
      <intpqnum>8</intpqnum>
      <nterr>50076</nterr>
      <nloc_cfti>072231.00</nloc_cfti>
      <desloc_cfti>Abbazia di San Vincenzo al Volturno</desloc_cfti>
      <notesito></notesito>
      <COMM>Distruzione degli edifici non meglio specificata $(093058)$. Durante la campagna di scavi del 1990-1993, svolta dalla British School at Rome, è stata individuata una frattura nell’angolo sud-est della chiesa abbaziale; questo danno è stato interpretato come un effetto del terremoto dell’847 $(093201)$.</COMM>
    </Locality>
    <Locality>
      <intpq>VII-VIII</intpq>
      <desloc>Ariano</desloc>
      <lat_wgs84>41.1538</lat_wgs84>
      <lon_wgs84>15.0896</lon_wgs84>
      <provlet>AV</provlet>
      <nazione>Italy</nazione>
      <intpqnum>7.5</intpqnum>
      <nterr>50076</nterr>
      <nloc_cfti>060620</nloc_cfti>
      <desloc_cfti>Ariano Irpino (Ariano di Puglia, Ariano)</desloc_cfti>
      <notesito>Assunse la denominazione di Ariano di Puglia il 9 ottobre 1868 e quella di Ariano Irpino il 5 giugno 1930.</notesito>
      <COMM>Un’epigrafe collocata nella cattedrale di questa città in occasione della sua ricostruzione nel 1736, a seguito del terremoto del 1732, ricorda che l’edificio fu danneggiato nell’858 (data che probabilmente va corretta in 848) $(095057)$.</COMM>
    </Locality>
    <Locality>
      <intpq>VI</intpq>
      <desloc>Montecassino</desloc>
      <lat_wgs84>41.4905</lat_wgs84>
      <lon_wgs84>13.8137</lon_wgs84>
      <provlet>FR</provlet>
      <nazione>Italy</nazione>
      <intpqnum>6</intpqnum>
      <nterr>50076</nterr>
      <nloc_cfti>055053.00</nloc_cfti>
      <desloc_cfti>Montecassino</desloc_cfti>
      <notesito></notesito>
      <COMM>Il terremoto fu avvertito con pari forza rispetto a San Vincenzo al Volturno, ma non sono ricordati danni $(093058)$.</COMM>
    </Locality>
    <Locality>
      <intpq>V</intpq>
      <desloc>Roma</desloc>
      <lat_wgs84>41.896</lat_wgs84>
      <lon_wgs84>12.4822</lon_wgs84>
      <provlet>RM</provlet>
      <nazione>Italy</nazione>
      <intpqnum>5</intpqnum>
      <nterr>50076</nterr>
      <nloc_cfti>054180.00</nloc_cfti>
      <desloc_cfti>Roma</desloc_cfti>
      <notesito></notesito>
      <COMM>La scossa fu sentita, non sono menzionati danni. La scossa avvenne nel periodo di tempo tra la consacrazione di papa Leone IV (10 aprile 847) e la fine della decima indizione (31 agosto 847) $(700093)$.</COMM>
    </Locality>
    <Locality>
      <intpq>NC</intpq>
      <desloc>Benevento</desloc>
      <lat_wgs84>41.1297</lat_wgs84>
      <lon_wgs84>14.777</lon_wgs84>
      <provlet>BN</provlet>
      <nazione>Italy</nazione>
      <intpqnum>-1</intpqnum>
      <nterr>50076</nterr>
      <nloc_cfti>059438.00</nloc_cfti>
      <desloc_cfti>Benevento</desloc_cfti>
      <notesito></notesito>
      <COMM>La regione beneventana citata dalle fonti è da identificare con l’omonimo principato longobardo che comprendeva la quasi totalità della Campania e l’intero odierno Molise. La città di Benevento, in quanto tale, non è tuttavia esplicitamente citata dalle fonti $(093058)$.</COMM>
    </Locality>
  </LocComments>
  <Seqs/>
</Quake>
