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The Catalogue of Strong Italian Earthquakes describes this earthquake sequence under the following heading

Date Time Lat Lon Rel Io Imax Sites Nref Me Rme Location Country
05 02 62-40.78314.417b8.59400875.8IPompeiItaly

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The Catalogue of Strong Italian Earthquakes describes this earthquake sequence
(under the following heading:
Date time lat long Io Imax sites ref Earthquake Location
0062 02 05 -- -- -- 40.78 14.42 0.0 9.0 0 87 Pompei


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The Catalogue of Strong Italian Earthquakes describes this earthquake sequence
(under the following heading:
Date time lat long Io Imax sites ref Earthquake Location
CFT 62 02 05 - 40.78 14.42 8.5 9.0 4 50 Pompei
ING 63 02 05 - 40.77 14.50 11.0 - - - Pompei


PFG = Catalogo dei terremoti italiani dall anno 1000 al 1980, PFG/CNR
ING = Catalogo dei terremoti italiani dal 1456 a.C. al 1980, ING

State of earthquakes review

La testimonianza letteraria più importante è di Seneca (1), contemporaneo all’evento, che ricevette molto probabilmente rapporti di testimoni oculari, e conserva un resoconto dettagliato del terremoto nel VI libro delle "Naturales Quaestiones"; un riferimento molto conciso è riportato da Tacito (2). Vi sono inoltre tre fonti epigrafiche: un’epigrafe rinvenuta a Pompei, edita nel "Corpus Inscriptionum Latinarum" (1883) (3), databile agli ultimi anni dell’impero di Nerone (64-68 d.C.), ricorda la ricostruzione del tempio di Iside, distrutto dal terremoto, realizzata dal liberto Numerio Popidio Celsino per conto del figlio; un’epigrafe di Ercolano, edita nel "Corpus Inscriptionum Latinarum" (1883) (4), databile al primo semestre del 76 d.C., ricorda il restauro, realizzato dall’imperatore Vespasiano del tempio della "Mater Deum" danneggiato dal terremoto; una terza epigrafe di Ercolano, molto lacunosa, edita da Guadagno (1978) (5), databile tra il secondo semestre del 75 e il primo semestre del 76 d.C., ricorda il restauro, realizzato dall’imperatore Vespasiano di un edificio non identificabile del municipio, probabilmente distrutto dal terremoto.
È stato discusso a lungo il problema della datazione di questo terremoto per una discordanza tra le due fonti letterarie che lo ricordano: Tacito lo data all’anno 62, infatti l’espressione "isdem consulibus" di "Annales" 15.22 si riferisce alla precedente menzione dei consoli P.Marius Celsus e L.Asinius Gallus, in carica appunto nell’anno 62. Seneca, con l’espressione "Nonis Februariis [...] Regulo et Virginio consulibus" apparentemente sembra datare la scossa al 5 febbraio 63: C.Memmius Regulus e L.Virginius Rufus erano infatti i consoli di quell’anno. I filologi si sono a lungo divisi su questo contrasto di date; tuttavia, a partire dalla dissertazione di Jonas (1870) (6) e in seguito agli studi di Chabert (1903) (7), Lecocq (1949) (8) e, soprattutto, di Onorato (1949) (9), si è andata diffondendo la convinzione che l’espressione "Regulo et Virginio consulibus" sia un’interpolazione successiva all’epoca di Tacito, che forse aveva tenuto presente proprio il brano di Seneca. Henry (1982) (10) ha cercato di riconciliare le contrastanti datazioni di Tacito e di Seneca ipotizzando l’esistenza di due distinti terremoti: uno avvenuto verso la fine del 62 d.C., ricordato da Tacito, e un altro verificatosi il 5 febbraio 63 d.C., quello menzionato da Seneca. Hine (1984) (11), pur riconoscendo una certa plausibilità alle argomentazioni avanzate da Henry, ne ha però rifiutato le conclusioni, ribadendo la fondatezza della teoria dell’interpolazione e quindi della datazione del terremoto al 5 febbraio 62 d.C.
Datando all’anno 62 il terremoto di Pompei si risolvono anche alcune apparenti incongruenze interne al testo delle "Naturales Quaestiones", che insorgono se si assume invece la data del 63. Nella stessa opera (7.28.3) Seneca descrive la comparsa di una cometa visibile per sei mesi nella seconda metà dell’anno 60. Anche Tacito ricorda questo fenomeno astronomico, osservato pure dagli astronomi cinesi (Ho Peng Yoke 1962) (12). Nello stesso passo, Seneca accenna agli effetti che ritiene fossero stati causati dal passaggio della cometa: diffuse perturbazioni atmosferiche e terremoti che colpirono l’Acaia e la Macedonia. Seneca sostenne, in polemica con Aristotele, che questi fenomeni si erano protratti per un anno intero e sarebbero quindi databili al 60-61 d.C. In un altro brano (6.1.13) l’autore aveva ricordato che il terremoto dell’Acaia e della Macedonia (61 d.C.) era avvenuto "l’anno scorso" ("anno priore") rispetto a quello di Pompei. Soltanto se si adotta la data del 62 d.C. per il terremoto campano si evita di rendere incoerente il testo delle "Naturales Quaestiones".
La particolare situazione di Pompei, ancora in parte sepolta sotto metri di pomici e terra, e messa parzialmente in luce dalla ricerca archeologica tuttora in corso, ha permesso di individuare sulle strutture edilizie conservate una parte dei danni, in particolare a partire dalle ricerche di Maiuri (1942). Di notevole importanza gli studi di Adam (1986, 1989) (13) per l’analisi degli effetti sismici sull’edilizia pompeiana e di Andreau (1973) per gli aspetti sociali ed economici indotti dal terremoto (14). Questo terremoto è noto alla tradizione dei cataloghi sismici a partire dal XVII secolo solo attraverso le fonti scritte.

Note

(1)
Seneca L.Annaeus
Naturales quaestiones, ed. D.Vottero (Classici latini).
Torino 1989
(2)
Tacitus P.Cornelius
Annales ab excessu Divi Augusti, ed. E.Köstermann.
Leipzig 1964
(3)
Epigrafe che ricorda la ricostruzione, realizzata dal padre di Numerio Popidio Celsino, per conto del figlio di sei anni tra il 64 e il 68 d.C., del tempio di Iside a Pompei danneggiato dal terremoto del 5 febbraio 62 d.C., in "Corpus Inscriptionum Latinarum", vol.10: Inscriptiones Bruttiorum, Lucaniae, Campaniae, Siciliae, Sardiniae Latinae, ed. Th.Mommsen, n.846 [anche in "Inscriptiones Latinae Selectae", ed. H.Dessau, vol.2/1, n.6367, Berlin 1906 e in "L’Année épigraphique", 2000, n.297].
Berlin 1883
(4)
Epigrafe che ricorda il restauro, realizzato dall’imperatore Vespasiano nel primo semestre del 76 d.C., del tempio della Mater Deum di Ercolano danneggiato dal terremoto del 5 febbraio 62 d.C., in "Corpus Inscriptionum Latinarum", vol.10: Inscriptiones Bruttiorum, Lucaniae, Campaniae, Siciliae, Sardiniae Latinae, ed. Th.Mommsen, n.1406 [anche in "Inscriptiones Latinae Selectae", ed. H.Dessau, vol.1, n.250, Berlin 1892 e in "L’Année épigraphique", 1996, n.409].
Berlin 1883
(5)
Epigrafe che ricorda il restauro, realizzato dall’imperatore Vespasiano tra il secondo semestre del 75 e il primo semestre del 76 d.C., della statua del "genius" del municipio di Ercolano distrutto dal terremoto del 5 febbraio 62 d.C., in G.Guadagno, Documenti epigrafici ercolanesi relativi ad un terremoto, "Archäologie und Seismologie. La regione vesuviana dal 62 al 79 d.C. Problemi archeologici e sismologici. Colloquium, Boscoreale, 26. ­ 27. November 1993", p.119 e fig.2 p.120 [anche in "L’Année épigraphique", 1996, n.408].
München 1995
Guadagno G.
Supplemento epigrafico Ercolanese, in "Cronache Ercolanesi. Bollettino del centro internazionale per lo studio dei papiri ercolanesi", vol.8, pp.132-155.
Napoli 1978
(6)
Jonas F-J.
De ordine librorum L. Annaei Senecae philosophi.
Berlin 1870
(7)
Chabert S.
Le tremblement de terre de Pompéi et sa véritable date (5 février 62 ap. J.-C.), in "Mélanges G.Boissier", pp.115-119.
Paris 1903
(8)
Lecocq R.
Quelle date assigner à la première catastrophe de Campanie: 62 ou 63 p.C.?, in "L’Antiquité Classique", vol.18, pp.85-91.
Bruxelles 1949
(9)
Onorato G.O.
La data del terremoto di Pompei, 5 febbraio 62 d.Cr., in "Atti della Accademia Nazionale dei Lincei. Rendiconti. Classe di Scienze morali, storiche e filologiche", s.III, vol.4, fasc.11-12, pp. 644-661.
Roma 1949
(10)
Henry M.
L’apparition d’une île: Sénèque et Philostrate, un même témoignage, in "L’Antiquité Classique", vol.51, pp.174-192.
Bruxelles 1982
(11)
Hine H.M.
The date of the Campanian earthquake A.D. 62 or A.D. 63, or both?, in "L’Antiquité Classique", vol.53, pp.266-269.
Bruxelles 1984
(12)
Ho Peng Yoke
Ancient and mediaeval observations of comets and novae in Chinese sources, in "Vistas in Astronomy", vol.5, pp.127-225.
London 1962
(13)
Adam J.-P.
Observations techniques sur les suites du séisme de 62 à Pompéi, in "Tremblements de terre, éruptions volcaniques et vie des hommes dans la Campanie antique", a cura di C.Albore Livadie, pp.67-89, pl.XXXIII-LIII.
Napoli 1986
Adam J.-P.
Il terremoto rappresentato: i bassorilievi di Pompei, in "I terremoti prima del Mille in Italia e nell’area mediterranea. Storia archeologia sismologia", a cura di E.Guidoboni, pp.168-171.
Bologna 1989
Adam J.-P.
L’edilizia romana privata: Pompei e il suo agro, in "I terremoti prima del Mille in Italia e nell’area mediterranea. Storia archeologia sismologia", a cura di E.Guidoboni, pp.224-243.
Bologna 1989
Adam J.-P.
Osservazioni tecniche sugli effetti del terremoto di Pompei del 62 d.C., in "I terremoti prima del Mille in Italia e nell’area mediterranea. Storia archeologia sismologia", a cura di E.Guidoboni, pp.460-474.
Bologna 1989
(14)
Andreau J.
Histoires des séismes et histoire économique. Le tremblement de terre de Pompéi (62 ap. J.-C.), in "Annales ESC", vol.28, pp.369-395.
Paris 1973

Effects in the social context

L’impatto di questo evento nel contesto sociale ed economico fu molto forte: le grandi distuzioni subite dalla città di Pompei, importante centro di villeggiatura del tempo, richiamarono molta manodopera dall’esterno. Parte della popolazione fu costretta a emigrare; si stanziarono per anni numerosi artigiani venuti da fuori per eseguire i lavori di ricostruzione. Intorno all’anno 79 d.C. (anno dell’eruzione del Vesuvio) la città era più popolosa che in precedenza, anche se non ancora del tutto ricostruita. Dopo il terremoto, la città venne trasformata in un enorme cantiere: ne derivò una crisi degli alloggi e uno sconvolgimento dei normali usi abitativi. Mentre in precedenza erano soprattutto i proprietari terrieri a vivere in città, l’arrivo degli artigiani mutò il tessuto sociale di Pompei. Probabilmente questo incremento delle attività manifatturiere in città si sarebbe limitato a una o due generazioni; l’eruzione del 79 d.C. interruppe del tutto la vita nella città, lasciando così uno spaccato impressionante del mutamento in atto. Le nuove installazioni artigianali sono identificabili dalle loro disposizioni immobiliari, che presentano la particolarità d’inserirsi nei locali precedentemente destinati ad abitazione, modificandone l’aspetto soprattutto nell’organizzazione dello spazio interno. Tre epigrafi attestano i lavori di restauro a Pompei ed Ercolano.

Reconstructions and relocations

A Pompei i restauri iniziarono qualche tempo dopo il terremoto a livello privato; un’epigrafe attesta la ricostruzione del tempio di Iside tra il 64 e il 68. L’intervento imperiale è attestato solo in seguito: a Ercolano il tempio della "Mater Deum" e un edificio non identificato furono restaurati da Vespasiano intorno al 76 d.C. La pubblica amministrazione di Pompei non scelse di incrementare il commercio, poiché il "macellum" era incompiuto così come il Foro, ma si indirizzò verso la gestione della città, come dimostrano i tre edifici della Curia, e verso le attività di svago: le terme e gli edifici di spettacolo. Le prime si trovavano in uno stato di parziale ricostruzione, i secondi erano o totalmente funzionanti come l’Odeon e l’anfiteatro, oppure in restauro avanzato come il teatro. Infine, parti dei bastioni e le porte della città nel 79 d.C. non avevano ancora ricevuto il minimo restauro.
Nella casa detta di Achille tutta la facciata e buona parte del muro laterale ovest furono ricostruiti in "opus incertum" a ricorsi di mattoni, mentre la parte posteriore della casa era rimasta intatta. Sulla via dell’Abbondanza, nella casa di C.Cuspius Pansa o di P.Paquius Proculus fu, al contrario, la vecchia facciata sannitica dalla porta inquadrata da capitelli cubici a essere conservata, mentre si rifecero l’angolo ovest e il muro adiacente. Alcuni spostamenti o indebolimenti evidenti delle murature, poterono essere riparati senza ricorrere alla demolizione appoggiandovi degli elementi di sostegno, sotto forma di contrafforti di mattoni che potevano sostenere anche le travi del piano, o dei muri contrafforti, meno sporgenti, ma giustapposti a una superficie più ampia. Le porte costituivano dei punti deboli a causa delle sconnessioni presenti al di sotto degli architravi, spostati o abbassati, e dei movimenti accentuati alle sommità del muro; il mezzo più sicuro, se si voleva conservare la costruzione consisteva, dunque, nel murare completamente queste aperture, come si è fatto alle Terme stabiane e in numerose case e negozi, dove queste tamponature riguardano sia i restauri che le molteplici modifiche successive di proprietà e d’uso. I crolli e le fenditure non sono sempre accompagnati dall’inclinazione dei muri restanti: i restauri sono perciò evidenti se la parete non ha ricevuto, oppure ha perduto, il rivestimento destinato ad uniformarla. L’esempio dell’edificio di Eumachia, la cui facciata sul Foro fu ricostruita in mattoni è, a questo riguardo, particolarmente interessante per la cura con cui il primitivo aspetto del paramento originale in pietra fu restituito. Uno stucco bianco doveva eliminare posteriormente ogni traccia di modificazione della struttura (1).

Note

(1)
Guidoboni E. (a cura di)
I terremoti prima del Mille in Italia e nell’area mediterranea. Storia archeologia sismologia, Catalogo, pp.574-751.
Bologna 1989
Guidoboni E., Comastri A. e Traina G.
Catalogue of ancient earthquakes in the Mediterranean area up to the 10th century.
Bologna 1994

Major earthquake effects

Il terremoto danneggiò in modo grave ed esteso la città di Pompei e in parte quella di Ercolano; danni a Napoli e Nocera Inferiore, e in molte ville e fattorie della zona non meglio precisate (1).
A Pompei si videro gli edifici aprirsi agli angoli; una statua di bronzo si aprì in due parti uguali dalla testa ai piedi; tremarono anche i muri a secco e si osservò il movimento delle tessere nei pavimenti a mosaico. Le distruzioni furono estese, ma fu possibile ricostruire gli edifici sulla base delle strutture precedenti. Un’epigrafe ricorda la ricostruzione del tempio di Iside (2). L’ampia analisi archeologica e architettonica degli edifici della fase post-terremoto condotta dalla recente letteratura scientifica ha consentito di valutare il tipo di danni su numerose abitazioni anche se lo stato dell’esplorazione archeologica non è completo (Maiuri 1942 (3); De Vos e De Vos 1982 (4); Adam 1986, 1989 (5)).

Note

(1)
Seneca L.Annaeus
Naturales quaestiones, ed. D.Vottero (Classici latini).
Torino 1989
Tacitus P.Cornelius
Annales ab excessu Divi Augusti, ed. E.Köstermann.
Leipzig 1964
(2)
Epigrafe che ricorda la ricostruzione, realizzata dal padre di Numerio Popidio Celsino, per conto del figlio di sei anni tra il 64 e il 68 d.C., del tempio di Iside a Pompei danneggiato dal terremoto del 5 febbraio 62 d.C., in "Corpus Inscriptionum Latinarum", vol.10: Inscriptiones Bruttiorum, Lucaniae, Campaniae, Siciliae, Sardiniae Latinae, ed. Th.Mommsen, n.846 [anche in "Inscriptiones Latinae Selectae", ed. H.Dessau, vol.2/1, n.6367, Berlin 1906 e in "L’Année épigraphique", 2000, n.297].
Berlin 1883
(3)
Maiuri A.
L’ultima fase edilizia di Pompei.
Roma 1942
(4)
De Vos A. e De Vos M.
Pompei Ercolano Stabia (Guide archeologiche Laterza).
Roma-Bari 1982
(5)
Adam J.-P.
Observations techniques sur les suites du séisme de 62 à Pompéi, in "Tremblements de terre, éruptions volcaniques et vie des hommes dans la Campanie antique", a cura di C.Albore Livadie, pp.67-89, pl.XXXIII-LIII.
Napoli 1986
Adam J.-P.
L’edilizia romana privata: Pompei e il suo agro, in "I terremoti prima del Mille in Italia e nell’area mediterranea. Storia archeologia sismologia", a cura di E.Guidoboni, pp.224-243.
Bologna 1989
Adam J.-P.
Osservazioni tecniche sugli effetti del terremoto di Pompei del 62 d.C., in "I terremoti prima del Mille in Italia e nell’area mediterranea. Storia archeologia sismologia", a cura di E.Guidoboni, pp.460-474.
Bologna 1989

Sequence of the earthquake

Seneca ricorda che a Pompei le scosse durarono per parecchi giorni, e che a scosse più forti seguirono scosse più leggere che finirono di danneggiare gli edifici già colpiti (1).

Note

(1)
Seneca L.Annaeus
Naturales quaestiones, ed. D.Vottero (Classici latini).
Torino 1989

Bibliography

Author Title Text Value Text Date Place of publ.
Adam J.-P.Osservazioni tecniche sugli effetti del terremoto di Pompei del 62 d.C., in "I terremoti prima del Mille in Italia e nell’area mediterranea. Storia archeologia sismologia", a cura di E.Guidoboni, pp.460-474.Historiographical study1989Bologna
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*Epigrafe che ricorda il restauro, realizzato dall’imperatore Vespasiano nel primo semestre del 76 d.C., del tempio della Mater Deum di Ercolano danneggiato dal terremoto del 5 febbraio 62 d.C., in "Corpus Inscriptionum Latinarum", vol.10: Inscriptiones Bruttiorum, Lucaniae, Campaniae, Siciliae, Sardiniae Latinae, ed. Th.Mommsen, n.1406 [anche in "Inscriptiones Latinae Selectae", ed. H.Dessau, vol.1, n.250, Berlin 1892 e in "L’Année épigraphique", 1996, n.409].Direct source1883Berlin
*Epigrafe che ricorda il restauro, realizzato dall’imperatore Vespasiano tra il secondo semestre del 75 e il primo semestre del 76 d.C., della statua del "genius" del municipio di Ercolano distrutto dal terremoto del 5 febbraio 62 d.C., in G.Guadagno, Documenti epigrafici ercolanesi relativi ad un terremoto, "Archäologie und Seismologie. La regione vesuviana dal 62 al 79 d.C. Problemi archeologici e sismologici. Colloquium, Boscoreale, 26. ­ 27. November 1993", p.119 e fig.2 p.120 [anche in "L’Année épigraphique", 1996, n.408].Direct source1995München
*Epigrafe che ricorda la ricostruzione, realizzata dal padre di Numerio Popidio Celsino, per conto del figlio di sei anni tra il 64 e il 68 d.C., del tempio di Iside a Pompei danneggiato dal terremoto del 5 febbraio 62 d.C., in "Corpus Inscriptionum Latinarum", vol.10: Inscriptiones Bruttiorum, Lucaniae, Campaniae, Siciliae, Sardiniae Latinae, ed. Th.Mommsen, n.846 [anche in "Inscriptiones Latinae Selectae", ed. H.Dessau, vol.2/1, n.6367, Berlin 1906 e in "L’Année épigraphique", 2000, n.297].Direct source1883Berlin
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*Tre cippi in travertino rinvenuti fuori porta di Nocera, fuori porta di Ercolano, nei pressi delle rispettive necropoli, e fuori porta Vesuvio a Pompei ricordano la restituzione, realizzata dal tribuno Titus Suedius Clemens su incarico dell’imperatore Vespasiano, del suolo pubblico, occupato da privati, all’amministrazione di Pompei, in A. e M. de Vos, "Pompei, Ercolano, Stabia", pp.13, 154-156, 178, 231.Direct source1982Roma-Bari
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Felt Localities (4)

Locality Province Lat Lon Intensity
Pompei ScaviNA40.746414.4853IX

Danni gravi e crolli dell’intera città (1). Si videro gli edifici aprirsi agli angoli; in altri casi si credette che edifici poco stabili fossero "compattati" dalle scosse; una statua di bronzo fu spaccata in due parti uguali dalla testa ai piedi; tremarono anche i muri a secco e si osservò il movimento delle tessere nei pavimenti a mosaico. Le distruzioni furono in genere parziali, e fu possibile ricostruire gli edifici sulla base delle strutture precedenti. Segnalati crolli del tempio di Iside attestati da un’epigrafe (2), dell’area forense, della Curia, dell’edificio di Eumachia, del teatro, delle Terme Centrali e delle Terme Stabiane, dell’Odeon, del macellum e delle porte della città. Crollo solo parziale delle mura e dell’anfiteatro. Tra le abitazioni private è stato individuato il crollo della casa detta di Achille, rimasta intatta nella parte posteriore della casa. Sulla via dell’Abbondanza, nella casa di C.Cuspius Pansa o di P.Paquius Proculus furono danneggiati l’angolo ovest e il muro adiacente (3).

(1)
Seneca L.Annaeus
Naturales quaestiones, ed. D.Vottero (Classici latini).
Torino 1989
(2)
Epigrafe che ricorda la ricostruzione, realizzata dal padre di Numerio Popidio Celsino, per conto del figlio di sei anni tra il 64 e il 68 d.C., del tempio di Iside a Pompei danneggiato dal terremoto del 5 febbraio 62 d.C., in "Corpus Inscriptionum Latinarum", vol.10: Inscriptiones Bruttiorum, Lucaniae, Campaniae, Siciliae, Sardiniae Latinae, ed. Th.Mommsen, n.846 [anche in "Inscriptiones Latinae Selectae", ed. H.Dessau, vol.2/1, n.6367, Berlin 1906 e in "L’Année épigraphique", 2000, n.297].
Berlin 1883
Catalogo delle epigrafi latine riguardanti terremoti, in "I terremoti prima del Mille in Italia e nell’area mediterranea. Storia archeologia sismologia", a cura di E.Guidoboni, pp.135-169.
Bologna 1989
(3)
Guidoboni E. (a cura di)
I terremoti prima del Mille in Italia e nell’area mediterranea. Storia archeologia sismologia, Catalogo, pp.574-751.
Bologna 1989

ErcolanoNA40.807514.3489VIII-IX

Crollo di parte della città; molti edifici rimasero pericolanti (1). Crollo del tempio della "Mater Deum" e di un altro edificio non identificato attestato da due epigrafi (2).

(1)
Seneca L.Annaeus
Naturales quaestiones, ed. D.Vottero (Classici latini).
Torino 1989
(2)
Epigrafe che ricorda il restauro, realizzato dall’imperatore Vespasiano nel primo semestre del 76 d.C., del tempio della Mater Deum di Ercolano danneggiato dal terremoto del 5 febbraio 62 d.C., in "Corpus Inscriptionum Latinarum", vol.10: Inscriptiones Bruttiorum, Lucaniae, Campaniae, Siciliae, Sardiniae Latinae, ed. Th.Mommsen, n.1406 [anche in "Inscriptiones Latinae Selectae", ed. H.Dessau, vol.1, n.250, Berlin 1892 e in "L’Année épigraphique", 1996, n.409].
Berlin 1883
Epigrafe che ricorda il restauro, realizzato dall’imperatore Vespasiano tra il secondo semestre del 75 e il primo semestre del 76 d.C., della statua del "genius" del municipio di Ercolano distrutto dal terremoto del 5 febbraio 62 d.C., in G.Guadagno, Documenti epigrafici ercolanesi relativi ad un terremoto, "Archäologie und Seismologie. La regione vesuviana dal 62 al 79 d.C. Problemi archeologici e sismologici. Colloquium, Boscoreale, 26. ­ 27. November 1993", p.119 e fig.2 p.120 [anche in "L’Année épigraphique", 1996, n.408].
München 1995
Catalogo delle epigrafi latine riguardanti terremoti, in "I terremoti prima del Mille in Italia e nell’area mediterranea. Storia archeologia sismologia", a cura di E.Guidoboni, pp.135-169.
Bologna 1989

NapoliNA40.855314.2603VII-VIII

Crolli di abitazioni private. Secondo Seneca nessun edificio pubblico fu interessato dai danni (1).

(1)
Seneca L.Annaeus
Naturales quaestiones, ed. D.Vottero (Classici latini).
Torino 1989

Nocera InferioreSA40.742814.6417VII-VIII

Crolli non gravi, ma danni sparsi nell’area urbana (1).

(1)
Seneca L.Annaeus
Naturales quaestiones, ed. D.Vottero (Classici latini).
Torino 1989