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The Catalogue of Strong Italian Earthquakes describes this earthquake sequence under the following heading

Date Time Lat Lon Rel Io Imax Sites Nref Me Rme Location Country
11 09 197616:35:0146.26713.183b7.57.54001255.7!FriuliItaly

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Space-time parameters

The Catalogue of Strong Italian Earthquakes describes this earthquake sequence
(under the following heading:
Date time lat long Io Imax sites ref Earthquake Location
1976 05 06 20 00 13 46.23 13.05 0.0 10.0 0 125 Friuli
1976 09 11 16 35 01 46.27 13.18 0.0 7.5 0 125 Friuli
1976 09 15 03 15 19 46.30 13.18 0.0 0.0 0 125 Friuli
1976 09 15 09 21 18 46.25 13.12 0.0 8.5 0 125 Friuli


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The Catalogue of Strong Italian Earthquakes describes this earthquake sequence
(under the following heading:
Date time lat long Io Imax sites ref Earthquake Location
CFT 1976 05 06 20:00 46.23 13.05 10.0 10.0 528 120 Friuli
PFG 1976 05 06 20:00 46.25 13.25 9.5 - - - Friuli (Italy)

CFT 1976 09 11 16:35 46.27 13.18 7.5 7.5 40 120 Friuli
PFG 1976 09 11 16:35 46.30 13.32 9.0 - - - Friuli (Italy)

CFT 1976 09 15 03:15 46.30 13.18 - - 0 120 Friuli
PFG 1976 09 15 03:15 46.27 13.15 9.0 - - - Friuli (Italy)

CFT 1976 09 15 09:21 46.25 13.12 8.5 8.5 54 120 Friuli
PFG 1976 09 15 09:21 46.30 13.18 9.5 - - - Friuli (Italy)


PFG = Catalogo dei terremoti italiani dall anno 1000 al 1980, PFG/CNR
ING = Catalogo dei terremoti italiani dal 1456 a.C. al 1980, ING

State of earthquakes review

È stata revisionata la bibliografia del Catalogo, costituita dal "Bollettino sismico mensile" dell’Istituto Nazionale di Geofisica. La presente revisione è basata su studi scientifici, sulla stampa e su un’ampia bibliografia di tipo sociologico ed economico. Su questo evento sismico esiste una considerevole produzione scientifica curata da enti e istituti nazionali e internazionali, che analizza numerosi aspetti: dati strumentali, risposte istituzionali, progetti e ricostruzioni, fino agli aspetti economici di lungo termine indotti dalla ricostruzione.
Dal punto di vista sismologico, sono state generalmente privilegiate le analisi basate sui dati strumentali (Biagi et al. 1976 (1); Caputo 1976 (2); Console e Gasparini 1976 (3); Basili et al. 1981 (4); Woo et al. 1989 (5)). L’unico studio che contenga una descrizione puntuale degli effetti in tutti i paesi più danneggiati è la relazione di Ambraseys (1976) (6), che effettuò una rilevazione sistematica dei danni per conto dell’UNESCO tra il giugno e l’agosto 1976; i dati desumibili da questo studio sono quindi riferibili alle scosse precedenti il mese di settembre. Non contiene, viceversa, descrizioni degli effetti il lavoro di Giorgetti (1976) (7), basato su una indagine sul campo e sulla raccolta di molte migliaia di questionari macrosismici. Per ampliare la conoscenza del quadro degli effetti, soprattutto in relazione alle scosse di settembre, è stata analizzata la documentazione elettronica dell’ANSA; in particolare, sono stati utilizzati i notiziari dei mesi di maggio e settembre (8). Sono state, inoltre, consultate le cronache pubblicate dalla stampa (3 testate). Di rilevante importanza per l’ampiezza delle analisi socio-economiche sono gli studi di Barbina (1977, 1978, 1983) (9), Geipel (1977, 1979, 1982, 1983, 1986, 1991) (10), Fabbro (1985, 1986) (11) e Milani (1982) (12). Per tutti i problemi connessi alla ricostruzione rappresentano un importante punto di riferimento le pubblicazioni di Geipel (1982, 1991) (13). Molto vivace fu la discussione su aspetti specifici dell’emergenza: dalle demolizioni di molti edifici monumentali, ritenute ingiustificate (Binaghi Olivari et al. 1980) (14), ai criteri che guidarono la ricostruzione e alle loro ripercussioni nel contesto sociale e culturale. Va segnalata l’ampia bibliografia, riguardante il terremoto, raccolta da Carulli (1986) (15).

Note

(1)
Biagi P.F., Caloi P., Migani M. e Spadea M.C.
Le variazioni d’inclinazione e la sismicità che hanno preceduto il forte terremoto del Friuli del 6 Maggio 1976, in "Annali di Geofisica", vol.29 (1976), pp.137-46.
Roma 1976
(2)
Caputo M.
The area of the fault, the dislocation, the stress drop and the seismic moment of the Friuli earthquake of May 6th, 1976, in "Annali di Geofisica", vol.29 (1976), pp.171-177.
Roma 1976
(3)
Console R. e Gasparini C.
Analisi dei parametri ipocentrali del terremoto del Friuli del 6 Maggio 1976, in "Annali di Geofisica", vol.29 (1976), pp.153-7.
Roma 1976
(4)
Basili M., Gorelli V. e Muzzi F.
Local site benaviour in the 1976 Friuli earthquake, in "Contributo alla caratterizzazione della sismicità del terremoto italiano". Memorie presentate al Convegno annuale del Progetto Finalizzato "Geodinamica" del C.N.R. sul tema: "Sismicità dell’Italia: stato delle conoscenze scientifiche e qualità della normativa sismica", Udine 12-14 maggio 1981. Commissione ENEA-ENEL per lo studio dei problemi sismici connessi con la realizzazione di impianti nucleari, pp.173-182.
Udine 1981
(5)
Woo S.Y., Slejko D., Viezzoli D. e Gasparo F.
Seismic risk in Friuli-Venezia Giulia: an approach, in "Soil Dynamics and Earthquake Engineering", vol.8 (1989), pp.96-105.
Southampton 1989
(6)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(7)
Giorgetti F.
Isoseismal map of the May 6, 1976 Friuli earthquake, in "Bollettino di geofisica teorica ed applicata", vol.19, n.72, pp.707-714.
Trieste 1976
(8)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(9)
Barbina G.
Il Friuli centrale dopo gli eventi sismici del 1976, in "Bollettino della Società Geografica Italiana", a.110, vol.114 (1977), pp.607-636.
Roma 1977
Barbina G.
Le attività economiche nelle aree terremotate: problemi di ieri e di oggi, in "Friuli Earthquake as Civico di Storia Naturale", pp.23-37.
Trieste 1978
Barbina G.
I terremoti del Friuli nel 1976. Bilancio di un’esperienza, in "Orizzonti Economici", n.37 (1983), pp.83-85.
Napoli 1983
(10)
Geipel R.
Friaul. Sozialgeographische Aspekte einer Erdbebenkatastrophe, in "Münchener Geographische" fasc.40.
Regensburg 1977
Geipel R.
Friuli. Aspetti sociogeografici di una catastrofe sismica.
Milano 1979
Geipel R. et al.
Il progetto Friuli-Das Friaul Projekt, in "Ricostruire", n.1.
Udine 1980
Geipel R.
The case of Friuli, Italy. The impact of an earthquake in a highly developed old culture. Regional identity versus economic efficiency, in "Social and economic aspects of eathquakes. Proceedings of the 3rd International Conference, in Bled, 29 giugno-2 luglio 1981", a cura di B.G.Jones e M.Tomazevic, pp.499-517.
Ljubijana-Ithaca-New York 1982
Geipel R.
Katastrophe nach der Katastrophe? Ein Vergleich der Erdbebengebiete Friaul und Süditalien, in "Geographische Rundschau", n.35, pp.17-26.
Braunschweig-Muenchen 1983
Geipel R.
Il significato della ricostruzione in Friuli per la "hazard theory", in "1976-1986 la ricostruzione del Friuli, a cura di S.Fabbro, Udine 1986, pp.115-125.
Udine 1986
(11)
Fabbro S.
La ricostruzione del Friuli. Ricerche e studi per un bilancio della ricostruzione insediativa e della riabilitazione socio-economica nell’area colpita dagli eventi sismici del 1978.
Udine 1985
Fabbro S.
1976-1986: la ricostruzione del Friuli. Realizzazioni, trasformazioni, apprendimenti, prospettive. Un approccio multidisciplinare.
Udine 1986
(12)
Milani F.
Dinamica socio-economica e articolazione territoriale nel Friuli terremotato: un tentativo di sintesi, Istituto di Geografia, Università di Padova.
Padova 1982
(13)
Geipel R.
Disasters and Reconstruction. The Friuli (Italy) earthquakes of 1976.
London 1982
Geipel R.
Long-Term Consequences of Disasters. The Reconstruction of Friuli, Italy, in Its International Context, 1976-1988.
New York-Berlin 1991
(14)
Binaghi Olivari M.T., Cacitti R., Dalai Emiliani M., Della Bianca G.B., Doglioni F., Ericani G., Marchetti L., Roccella A., Rossignani M.P. e Sicoli S.
Le pietre dello scandalo. La politica dei beni culturali nel Friuli del terremoto.
Torino 1980
(15)
Carulli G.B.
The 6th May 1976 earthquake in Friuli. Seismologic, Geophysical, Geological and Seismic Engineering Studies: a Bibliography, edited by G.B.Carulli.
[Trieste] s.d.

Effects in the social context

I terremoti del 1976 interessarono circa 120 comuni delle province di Udine e Pordenone, per una popolazione complessiva di 500.000 persone. I morti causati dalla scossa del 6 maggio furono 965 e 2.400 circa i feriti; i senzatetto furono 189.000. La prima stima fece ammontare i danni a circa 4.400 miliardi di lire. Gli interventi di soccorso furono favoriti dal fatto che i 2/3 dell’esercito italiano erano dislocati in Friuli; anche le truppe della NATO e alcune organizzazioni di soccorso austriache e tedesche giunsero tempestivamente sul posto. Per alloggiare le persone rimaste senza casa, nei centri maggiormente colpiti, furono allestiti campi di 16.000 tende, trasportate carrozze ferroviarie e roulottes. Per coordinare le operazioni, da Roma fu inviato sul posto il commissario governativo G.Zamberletti, che stabilì a Udine la propria sede operativa. Le numerose repliche, alle quali si aggiunsero piogge insistenti, aggravarono i danni e ostacolarono l’opera di ricostruzione.
Dopo 4 mesi di febbrile attività per lo sgombero delle macerie e il ripristino degli edifici danneggiati, le scosse dell’11 e del 15 settembre (che causarono complessivamente altre 13 vittime) fecero risalire il numero dei senzatetto, che era sceso a 45.000 unità, a più di 70.000. L’effetto psicologico di queste nuove scosse sugli abitanti del Friuli fu forte: la perdita di quanto era già stato investito per la ricostruzione e la paura dell’inverno imminente fiaccarono la capacità di resistenza della popolazione, già provata da alcuni mesi di grave disagio, e segnarono l’inizio dell’esodo di parte della popolazione dalle zone più colpite. La commissione d’emergenza, istituita il 7 maggio, che aveva operato fino al 27 luglio, fu reinsediata il 13 settembre e, dopo le scosse del giorno 15, ordinò la requisizione nelle città costiere di alberghi e appartamenti, occupati solo durante l’estate e dunque vuoti nella stagione invernale, per ospitare soprattutto anziani, disabili, donne e bambini. Questo livello della revisione non ha preso in esame gli effetti nel lungo periodo; le risposte istituzionali e amministrative esaminate riguardano l’immediata fase dell’emergenza.

Administrative historical affiliations

L’ordinamento regionale voluto dalla Costituzione Italiana ha dato luogo, nel 1974, alla "Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia" con capoluogo Trieste. Nel 1969 fu costituita la nuova provincia di Pordenone, in seguito al forte sviluppo di questa città. La provincia di Udine, nonostante la disaggregazione della provincia di Pordenone, rappresenta oltre i 3/5 della superficie dell’intera regione, mentre le due province orientali di Gorizia e Trieste non raggiungono neanche 1/10 della superficie totale. Gli eventi sismici del 1976, che hanno colpito la parte centro-settentrionale del Friuli, hanno dapprima compromesso la funzionalità di centri urbani come Gemona, Venzone, Osoppo, Tolmezzo, San Daniele, Spilimbergo, Maniago; con la ricostruzione furono dati incentivi per un più generale riassetto urbanistico ed economico che privilegiò le aree terremotate, generando però nuovi squilibri nelle aree meridionali e orientali della regione (1).

Note

(1)
Geipel R.
Long-Term Consequences of Disasters. The Reconstruction of Friuli, Italy, in Its International Context, 1976-1988.
New York-Berlin 1991

Social and economic effects

L’effetto psicologico del terremoto del 15 settembre sugli abitanti del Friuli fu più forte di quello del 6 maggio e segnò l’inizio dell’esodo dall’area maggiormente colpita: dopo le 2 scosse, il commissario Zamberletti, in accordo con le autorità regionali, avviò l’operazione di sgombero. Quasi 3.000 persone abbandonarono le tendopoli per raggiungere Lignano Sabbiadoro e Grado, aiutate da militari, vigili del fuoco e volontari. Molte persone evacuate dalle proprie abitazioni che dovevano recarsi al lavoro nell’area disastrata, dovettero compiere così lunghi tragitti giornalieri. I piccoli allevatori, i coltivatori diretti e molte altre persone determinate a completare al più presto le ricostruzioni, rifiutarono l’evacuazione e trascorsero l’inverno nelle tendopoli e nelle roulottes. Circa 800 persone evacuate da località di montagna furono ospitate negli hotels della stazione sciistica di Ravascletto. Nonostante l’estensione dei danni fosse notevole, non si verificò la fuga di massa dall’area terremotata. Molti friulani, già da tempo emigrati in paesi europei, negli Stati Uniti, nel Canada, nell’Australia, nel Sud America, offrirono dopo il terremoto la loro ospitalità e proposero ai loro parenti di lasciare il Friuli e raggiungerli. La gente espresse complessivamente un deciso desiderio di iniziare immediatamente la ricostruzione e di superare la fase di sistemazione temporanea nelle tendopoli e negli alberghi della costa.

Institutional and administrative response

Il 7 maggio il sottosegretario agli Interni, Zamberletti fu nominato commissario straordinario per le zone terremotate. Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia istituì l’8 maggio un fondo di solidarietà dove far confluire gli stanziamenti disposti dallo Stato, da enti pubblici e privati, da associazioni e da privati cittadini. In tutto il Paese furono promosse delle sottoscrizioni. L’INPS e l’INAM adottarono provvedimenti eccezionali per gli assistiti delle zone terremotate: l’INPS anticipò il pagamento delle pensioni anche senza presentazione dei certificati, in gran parte perduti; l’INAM assicurò l’assistenza sanitaria ai familiari degli assicurati deceduti, per un periodo di 6 mesi dalla data di decesso del titolare (1). Il 12 maggio il Consiglio dei Ministri varò alcuni provvedimenti urgenti a favore dei terremotati: la proroga del blocco dei fitti fino al 31 dicembre 1976; la proroga della presentazione della denuncia dei redditi fino al 30 settembre; il blocco dei prezzi dei generi di prima necessità; la sospensione del servizio militare di leva o la sostituzione con il servizio civile; l’integrazione salariale nella misura dell’80% della retribuzione in favore dei lavoratori dipendenti dalle imprese di tutti i settori economici; la corresponsione per un anno dell’indennità di disoccupazione a favore dei lavoratori subordinati che ne avessero diritto, con l’elevazione del sussidio da 800 a 5.000 lire giornaliere; un contributo una tantum di lire 200.000 a favore dei titolari di pensione sociale e di pensioni non superiori ai trattamenti minimi della pensione INPS; una sovvenzione speciale una tantum di lire 300.000 a favore dei lavoratori autonomi la cui attività lavorativa fosse stata gravemente danneggiata dal terremoto; l’assimilazione della posizione di cittadini risultati invalidi, deceduti o dispersi in conseguenza del terremoto alla posizione giuridica ed economica dei lavoratori colpiti da infortunio sul lavoro; la sospensione dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dalle aziende in tutti i settori produttivi fino al 31 dicembre 1976 e sgravio nella misura del 50% dei contributi stessi; la sospensione del pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali dei lavoratori autonomi per le rate comprese nel periodo dal maggio 1976 al dicembre 1976. Per gli stessi lavoratori, che avevano subito i gravi danni dal terremoto, fu previsto uno sgravio contributivo totale per il periodo da maggio 1976 a giugno 1977; la possibilità per la Regione di istituire speciali cantieri di lavoro da affidare in gestione alle Amministrazioni comunali e ad altri enti pubblici per il ripristino di opere e servizi di pubblica utilità danneggiati dal terremoto; la possibilità per i candidati agli esami di maturità del Friuli di sostenere solo le prove orali e di scegliere se in luglio o in settembre (2). Il decreto legge con cui si stanziarono 382 miliardi, fu aumentato dopo pochi giorni di 400 miliardi da suddividere in 20 anni, tra il 1976 e il 1996 (3). Il 14 settembre 1976 una delegazione parlamentare formata da deputati e senatori visitò i centri che avevano subito i danni maggiori; scopo della visita fu quello di avere un quadro esatto degli interventi da effettuare subito e da attuare nei mesi successivi (4). Il 15 settembre, in seguito alle 2 forti scosse, il commissario Zamberletti dispose lo sgombero volontario delle tendopoli: circa 3.000 persone sfollarono per essere accompagnate a Lignano Sabbiadoro e Grado; in tutte le zone terremotate la circolazione stradale fu limitata ai mezzi di intervento e di soccorso (5).

Note

(1)
Gazzetta di Ferrara, 1976.05.09, n.108.
Ferrara 1976
(2)
Gazzetta di Ferrara, 1976.05.13, n.111.
Ferrara 1976
(3)
Gazzetta di Ferrara, 1976.05.20, n.117.
Ferrara 1976
(4)
Libertà, 1976.09.15.
Piacenza 1976
(5)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
Libertà, 1976.09.16.
Piacenza 1976

Reconstructions and relocations

I piani di ricostruzione dopo la prima fase del terremoto (scossa del 6 maggio ed immediate repliche) furono rallentati dalle elezioni parlamentari del 20 giugno: il clima pre-elettorale dissuase i politici dal prendere misure impopolari come l’identificazione e la requisizione di aree adatte per impiantare tendopoli e prefabbricati o la pianificazione di ricostruzioni in siti lontani dai centri originari. Dopo il terremoto del 15 settembre queste decisioni non poterono essere più rimandate e la sicurezza sismica dei posti scelti per la ricostruzione e gli insediamenti provvisori divenne il fattore primario da considerare. Alla fine del 1976 la situazione era la seguente: 25.000 persone vivevano in prefabbricati, in alloggi provvisori e in carrozze ferroviarie; 15.000 occupavano roulottes; 1.000 persone abitavano in tende; 25.000 persone alloggiavano nelle località balneari della costa adriatica, soprattutto a Lignano Sabbiadoro e a Grado. Necessitavano alloggi per 66.000 persone mentre il programma di costruzione di prefabbricati a spese della Commissione d’emergenza, dell’amministrazione regionale, dei governi esteri e di organizzazioni private riuscì a provvedere al bisogno di 21.000 persone. Il contro-esodo degli evacuati ebbe luogo nell’aprile successivo, cioè entro la data prevista dalla Commissione (1).

Note

(1)
Geipel R.
Long-Term Consequences of Disasters. The Reconstruction of Friuli, Italy, in Its International Context, 1976-1988.
New York-Berlin 1991

Theories and observations

Il 4 e il 5 dicembre 1976 si tenne a Udine un convegno internazionale sul terremoto a cui parteciparono sismologi, geofisici e geologi (1); il CNEN (Comitato Nazionale Energia Nucleare) intervenne in Friuli subito dopo la scossa principale del 6 maggio, installando apparecchi e strumenti di registrazione (2).

Note

(1)
Atti del convegno internazionale sul terremoto del Friuli. Udine 4-5 Dicembre 1976, in "Bollettino di Geofisica Teorica ed Applicata", vol.19, n.72.
Trieste 1976
(2)
Proceedings of Specialist Meeting on the 1976 Friuli Earthquake and the Antiseismic Design of Nuclear Installations. Rome, Italy, 11-13 October 1977. CNEN, OECD-NEA/CSNI, Report n.28, 3 voll.
[Paris] 1978

Associated natural phenomena

Ad aggravare i danni causati dalla scossa principale e dalle numerose repliche concorsero le piogge insistenti, che favorirono frane, smottamenti, scoscendimenti e caduta di massi (1).

Note

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976

Major earthquake effects

Il periodo sismico che nella primavera-estate del 1976 colpì il Friuli fu caratterizzato da una lunga serie di scosse (oltre 400). Dopo l’evento principale avvenuto il 6 maggio, alle ore 21:00 (20:00 GMT), le repliche più violente si ebbero, a distanza di oltre 4 mesi, l’11 e il 15 settembre.
La scossa del 6 maggio, colpì l’alta valle del Tagliamento ed ebbe i suoi massimi effetti in un’area di circa 900 kmq di estensione, comprendente, fra gli altri, gli abitati di Moggio Udinese, Venzone, Bordano, Trasaghis, Gemona del Friuli, Lusevera, Osoppo, Montenars, Forgaria nel Friuli, Buia, Sequals, Majano, nei quali la percentuale di edifici crollati o resi inabitabili fu compresa tra il 50% e il 90% delle costruzioni. Complessivamente le abitazioni distrutte furono circa 17.000. I comuni colpiti furono divisi in tre categorie: disastrati, gravemente danneggiati e danneggiati. I comuni disastrati furono 41 (29 nella provincia di Udine e 12 nella provincia di Pordenone); quelli gravemente danneggiati furono 45 (39 nella provincia di Udine e 6 nella provincia di Pordenone); quelli danneggiati furono 33 (29 nella provincia di Udine e 4 nella provincia di Pordenone). L’estensione dell’area colpita fu di circa 5.000 kmq. La scossa causò lesioni e crolli parziali a Udine e Trieste; crolli e lesioni si verificarono anche oltre il confine con l’Austria e nel territorio dell’attuale Slovenia. L’area di risentimento fu vastissima: la scossa fu avvertita in tutta l’Italia centro-settentrionale fino a Roma e, a nord, in Germania e nella Francia orientale.
Per quanto riguarda le scosse di settembre, la ricostruzione del quadro macrosismico è più complessa sia per la maggiore rarefazione dei dati a disposizione, sia per la loro difficile valutazione. Le scosse colpirono, infatti, strutture edilizie già danneggiate e, in qualche caso, non adeguatamente rinforzate. La scossa dell’11 settembre (ore 18:35 locali, 16:35 GMT) causò il crollo di alcuni edifici, gravemente lesionati dalla scossa di maggio, a Buia, Magnano in Riviera, Moggio Udinese, Monteaperta, Pradielis, Sedilis, Taipana e Tarcento. A Udine caddero alcuni cornicioni e si aprirono fenditure nei muri; a Trieste e a Trento vi furono danni leggeri. La scossa fu avvertita fortemente in tutta l’area veneta e in Slovenia.
Il 15 settembre vi furono altre due violentissime scosse, alle ore 5:15 locali (3:15 GMT) e alle ore 11:21 locali (9:21 GMT). Soprattutto la seconda ebbe effetti distruttivi sul patrimonio edilizio sopravvissuto alle scosse precedenti. A Majano, Osoppo e Trasaghis numerosi edifici crollarono; gravi danni subirono anche tutti gli altri centri già colpiti da Venzone a Gemona, a Buia, a Sequals. Numerose abitazioni, già lesionate, crollarono a Tolmin, Kobarid e Idrija, oltre il confine jugoslavo. A Udine fu gravemente lesionato il palazzo della Provincia e a Trieste vi furono cadute di cornicioni e lesioni nei muri. Danni più leggeri si verificarono in alcune località del Veneto e del Trentino-Alto Adige. La scossa fu sentita in tutto il nord Italia, a Vienna, Monaco di Baviera, Stoccarda e Strasburgo.

Effects on the environment

L’intensità dell’evento sismico del 6 maggio e la morfologia del terreno attivarono o aggravarono numerosissime frane, sia nell’area dei massimi effetti, che all’esterno di essa. Furono interessati in modo particolare i fronti pedemontani da Artegna a Venzone e da Forgaria a Bordano, dove fu accelerato il processo di naturale degrado delle rocce, prevalentemente dolomitiche e calcaree, della zona. Pressoché in tutte le località colpite si verificarono cadute di massi, che bloccarono o danneggiarono molte strade, ostacolando l’opera di soccorso. La scossa dell’11 settembre causò il crollo di alcuni macigni sulla statale Pontebbana; quelle del 15 settembre causarono l’interruzione per frana della linea ferrovia tra Moggio Udinese e la stazione di Carnia.
La natura alluvionale del terreno favorì fenomeni di liquefazione, soprattutto nei dintorni di Osoppo. Dopo le scosse di settembre sprofondamenti e sollevamenti di pavimenti (di 20-40 cm) accompagnati da fuoriuscita di acqua e sabbia furono rilevati ad Avasinis e nei dintorni di Gemona e Bordano.

Sequence of the earthquake

Alla scossa principale del 6 maggio 1976 (ore 21:00 locali, 20:00 GMT), seguirono circa 400 repliche nei giorni e nei mesi successivi. Le tre più importanti furono avvertite l’11 settembre, alle ore 18:35 locali (16:35 GMT), e il 15 settembre, alle ore 5:15 locali (3:15 GMT) e alle ore 11:21 locali (9:21 GMT).

Bibliography

Author Title Text Value Text Date Place of publ.
Ambraseys N.N.The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.Direct source1976Paris
*ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.Indirect source1976Roma
*Archivio Storico Comunale di Nonantola, Archivio corrente, 1976, Carteggio amministrativo, cat.X, cl.II, fasc.3, Annotazione manoscritta dell’archivista comunale E.Setti riguardante il terremoto del Friuli del 6 maggio 1976.Direct source1976
*Atti del convegno internazionale sul terremoto del Friuli. Udine 4-5 Dicembre 1976, in "Bollettino di Geofisica Teorica ed Applicata", vol.19, n.72.Scientific bibliography1976Trieste
Barba M.Il restauro dei grandi fatti eccezionali: Venzone, in Il restauro di necessità (Il caso del Friuli), a cura di S.Boscarino e R.Prescia, "Quaderni del Dipartimento di conservazione delle risorse architettoniche e ambientali del Politecnico di Milano", n.16, pp.73-75.Historiographical study1992Milano
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Felt Localities (40)

Locality Province Lat Lon Intensity
BuiaUD46.20513.1236VII-VIII

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), causò il crollo del 25% delle case (nel centro storico il 40%); fu in parte distrutta la fortezza medievale, fu danneggiata la cattedrale, in particolare il presbiterio e la torre campanaria che necessitò di lavori di rafforzamento. Vi furono morti e numerosi feriti (1).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono crolli di edifici (2).
Le scosse del 15 settembre causarono numerosi crolli di case ed edifici già sinistrati (3).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(3)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

Magnano in RivieraUD46.231113.1781VII-VIII

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), fu violentissima: oltre il 75% delle case crollarono o risultarono inagibili. L’hotel Morena, una struttura in cemento armato di 2 piani, crollò provocando la morte di alcune persone. Crollarono o divennero inagibili anche la chiesa parrocchiale e la parte superiore del suo campanile, un moderno edificio prefabbricato di 2 piani, la chiesa di Santa Margherita, la scuola, parte del castello di Prampero (1).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono il crollo di un condominio disabitato per le gravi lesioni riportate a causa della scossa del 6 maggio (2).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

Moggio UdineseUD46.405813.1964VII-VIII

A causa della scossa principale e delle repliche successive, il 75% dei fabbricati di Moggio di Sotto e Moggio di Sopra crollarono o divennero pericolanti, comprese 3 scuole; crollò il tetto della stazione ferroviaria e ne dovettero essere demoliti i muri; la chiesa parrocchiale e il municipio dovettero essere demoliti; fu gravemente lesionato l’edificio delle carceri. Danni meno gravi si verificarono in 2 asili di costruzione recente. La chiesa di Santo Spirito, che ospitava importanti opere d’arte ed una biblioteca, crollò completamente ad eccezione del campanile. A Moggio di Sotto crollò la torre campanaria della chiesa della Trasfigurazione, che subì gravi danni. A Moggio di Sopra fu distrutta parte dell’Abbazia fortificata di San Gallo, incluso il chiostro, che era stata ricostruita dopo il terremoto del 1511; il resto dell’Abbazia riportò gravi crepe, compreso il campanile che divenne pericolante. A Dordolea si verificarono danni lievi alle abitazioni; danni più gravi a poche case di vecchia costruzione, delle quali una crollò (1).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono il crollo dell’edificio delle carceri e un’ulteriore lesione all’abbazia (2).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

MonteapertaUD46.272513.3133VII-VIII

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), causò gravi danni all’abitato: solo il 10% delle case rimase abitabile; la chiesa parrocchiale e la chiesa della SS.Trinità sulla strada per Micottis, furono distrutte (1).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono il crollo una parte della chiesa e della facciata di un edificio; circa 30 case già danneggiate dalla scossa del 6 maggio subirono ulteriori lesioni (2).
Il 15 settembre, alle 11:21 (9:21 GMT), fu avvertita una forte scossa che causò crolli di abitazioni (3).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(3)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

PradielisUD46.279213.2606VII-VIII

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), rese il 90% dell’abitato inagibile e molte case dovettero essere demolite. La chiesa parrocchiale subì gravi danni e la torre campanaria crollò. Il ponte sul Torres subì danni e crollò in un punto (1).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono crolli di edifici (2).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

SedilisUD46.223613.2483VII-VIII

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), causò a quasi tutte le case gravi crepe nei muri: solo 3 case su 100 non subirono danni. Crollò il tetto della chiesa parrocchiale e la torre campanaria dovette essere demolita (1).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono crolli di edifici (2).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

TaipanaUD46.247813.3406VII-VIII

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), causò gravi danni al 20% delle case, per lo più vecchie e abbandonate. La metà dei fabbricati subì danni soprattutto nei tetti. Su 4 scuole, 3 divennero inagibili.
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono il crollo di alcune case (1).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

TarcentoUD46.213913.2147VII-VIII

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), distrusse o causò gravi danni a circa il 25% delle abitazioni, soprattutto di vecchia costruzione. Gli edifici in cemento armato resistettero alla scossa principale e a quelle successive riportando lievi o nessun danno. La cattedrale di S.Michele non subì danni strutturali, ma la parte superiore del campanile dovette essere demolita. I movimenti della terra fecero traboccare le acque dai bacini e dai serbatoi. Vi furono 8 morti su una popolazione di 12.000 abitanti.
Ad Aprato quasi tutti gli edifici riportarono crepe inclusa la stazione ferroviaria; la vecchia chiesa della Madonna del Giglio e la parte superiore del suo campanile riportarono danni gravissimi (1). Nella frazione Molinis il 30% delle case crollarono o subirono danni irreparabili e vi furono dei feriti. La scuola, la chiesa e il 50% delle case subirono danni lievi; il ponte sul fiume Torre non fu danneggiato (2).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono il crollo di alcune case già gravemente lesionate dalla scossa del 6 maggio e fenditure in altre già riparate; nel viale della stazione crollò la facciata di un edificio disastrato e disabitato (3).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(2)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(3)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

AmaroUD46.373613.0961VII

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), causò danni gravi al municipio, ad una scuola e all’hotel Algabeso; subirono danni più lievi alcuni capannoni di deposito di una fabbrica di birra. La cappella di Mainetta, sita sulla strada fra Amaro e Tolmezzo fu completamente rovinata, ad eccezione dell’altare (1).
La scossa dell’11 settembre, delle 18:37 (16:37 GMT), causò lesioni a numerosi edifici, fra cui l’albergo "Al Gambero" (2).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

CarniaUD46.372513.1344VII

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), causò il crollo di alcuni edifici e altri subirono danni gravi. Le case di recente costruzione e gli edifici nei pressi del casello autostradale subirono danni lievi. In località Piani furono danneggiate 6 case e la scuola elementare (1).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono il crollo di una casa (2).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

Gemona del FriuliUD46.278313.135VII

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), causò il crollo o l’inagibilità di circa il 50% dei fabbricati; le case di più recente costruzione, rappresentanti il 10% dell’intero costruito, subirono danni lievi. L’ospedale, 3 asili e 6 scuole elementari subirono gravi danni e crolli parziali. Parte della caserma A.Goi, che consisteva in un complesso di strutture a 3 piani costruito 12 anni prima in cemento armato, crollò provocando la morte di 31 alpini (1). La città di Gemona può essere divisa in 3 zone: il centro storico, entro le mura medievali della cittadella; gli insediamenti extraurbani e la città moderna. La cittadella fu quasi totalmente distrutta: fortunatamente già prima del terremoto il centro storico della città era occupato solo dal 50% della popolazione originaria (2). Il castello con le sue 2 torri, il campanile, una navata laterale e le cappelle della cattedrale crollarono. Le ogive e la nervatura della navata centrale, il muro di sostegno di sud-ovest della cattedrale subirono gravi danni, la facciata e l’abside non subirono danni di rilievo. A sud della cattedrale Porta Udine, risalente all’XI sec., subì lievi danni a causa della caduta di massi dalle rupi sovrastanti. L’ospedale San Michele, adiacente a Porta Udine, ricostruito nel XIX sec., riportò gravi danni come pure molti edifici vicino Porta Gradeala. Il Palazzo Gurisatti (XV sec.) riportò gravi crepe e fu ritenuto irreparabile. Il Palazzo dei Conti Elti (XVI sec.) e molte case di via Bini divennero pericolanti. Gli edifici attorno a Piazza Municipio subirono danni di diversa gravità: il Palazzo comunale (XVI sec.) risultò uno degli edifici più sicuri della cittadella, essendo stato restaurato e rinforzato poco prima del terremoto, insieme al presbiterio e ad una casa privata di via XXVII Aprile. Dopo la pioggia che seguì il terremoto, una lunga crepa si aprì in Piazza del Ferro; a nord-ovest della piazza tutti gli edifici riportarono danni più o meno gravi, compreso il Cinema sociale. La chiesa di San Giovanni (XIV sec.), subì gravi danni e crolli nel tetto e nel campanile. La chiesa di Madonna di Fossale (XVIII sec.) e il santuario di Sant’Antonio subirono danni lievi, ma molte opere d’arte e affreschi dell’interno furono distrutti. La chiesa di Madonna delle Grazie (XV sec.) fu quasi totalmente distrutta. Il vecchio monastero di Santa Maria degli Angeli subì gravi danni. I nuovi edifici del convento, un complesso di strutture rinforzate col cemento armato, di 2 piani con seminterrato costruito su terreno inclinato, subì delle lesioni alle colonne. In Piazza Garibaldi i palazzi Pantotti (XV sec.), Gropplero (XVII sec.) e Simonetti divennero inagibili e pericolanti. Una vecchia sartoria adibita a dormitorio, quasi tutte le case in via degli Orefici e di via dei Conti, nel cuore di Gemona, subirono gravi danni o crollarono. Negli insediamenti fuori dalle mura i danni furono estesi e di varia gravità: le vecchie case crollarono o subirono gravi danni; gli edifici moderni subirono gravi danni a causa delle grandi aperture al pianterreno e alle fondamenta non resistenti. La parte moderna di Gemona è situata a nord e ad ovest della cittadella. U in parte costruita su pendii relativamente ripidi del conoide di deiezione, su affioramenti di pietra calcarea sulle quali è situata la città, e in parte sulla pianura pedemontana. Le case moderne e ben disegnate subirono danni lievi: molte di esse furono costruite con mattoni ordinari e dovettero la loro resistenza ai tetti molto leggeri, al piccolo numero di aperture nei muri e all’uso dei mattoni rinforzati da muri in cemento armato nelle fondamenta.
Inoltre ha contribuito alla loro resistenza al terremoto l’uso di catene e di una buona qualità di malta. Spesso questo tipo di case furono trovate in perfetto stato accanto a dimore completamente rovinate. In molte case furono smantellati i tetti e crollarono i recinti in pietra costruiti con malta argillosa.
Le case che avevano molti spazi aperti per ragioni architettoniche subirono danni più gravi delle altre. In questo tipo di costruzioni e nelle case a schiera bifamiliari, con muri trasversali insufficienti e ricchi di finestre e ripostigli a muro, si verificarono crolli di piani. La stazione ferroviaria subì gravi danni, un grande edificio a mattono di 3 piani crollò. Un serbatoio d’acqua in cemento armato, della capacità di 50 tonnellate, dovette essere demolito.
Nella frazione di Godo si registrarono danni meno gravi rispetto al capoluogo. Nella frazione di Minisini una sola fattoria riportò lievi danni e fu usata come asilo d’emergenza; il resto dei fabbricati subì gravi danni. Piovega, frazione di Gemona, fu quasi totalmente distrutto: l’asilo divenne inagibile e la chiesa di Santa Lucia crollò. Vi furono 370 morti su 12.000 abitanti (3).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono gravi danni nel centro storico; ulteriori danni alla caserma della guardia di finanza e soprattutto a quella dei carabinieri (gravi lesioni nella facciata e nei soffitti); vi furono 4 feriti, di cui 1 grave (4).
Le scosse del 15 settembre causarono nuovi crolli e l’interruzione della strada tra Ospedaletto e Gemona. Vi fu 1 morto (5).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(2)
Geipel R.
Disasters and Reconstruction. The Friuli (Italy) earthquakes of 1976.
London 1982
(3)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(4)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(5)
Libertà, 1976.09.16.
Piacenza 1976

RagognaUD46.176712.9783VII

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), causò la parziale distruzione del centro abitato, solo metà delle case risultarono aver subito danni lievi; 2 scuole crollarono, una terza e la chiesa parrocchiale subirono danni gravi, il municipio fu evacuato. Le case di vecchia costruzione subirono i danni maggiori, i loro muri tra le finestre e le porte si frantumarono e i pavimenti in legno furono dislocati dai loro sostegni. Solo poche case a 1 o 2 piani in cemento armato resistettero alla scossa. Alcuni testimoni sostennero di aver visto delle onde nel vicino lago artificiale. I muretti di pietra posti nelle campagne crollarono (1).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite due violentissime scosse; vi fu un morto (2).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

TolmezzoUD46.398113.0189VII

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), e le successive repliche non causarono morti, né crolli totali. Fu gravemente danneggiato il 30% delle case e circa il 50% dei fabbricati subì danni leggeri o nessun danno. Il nuovo ospedale subì danni strutturali e divenne pericolante, 2 scuole elementari e 4 asili subirono gravi danni. I muri della cattedrale riportarono crepe, specie sopra la navata principale dove l’intonaco si staccò danneggiando gli affreschi. Il palazzo Linussio, di vecchia costruzione subì danni localizzati di difficile riparazione (1).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono ulteriori danni nel centro storico agli edifici già lesionati; fu danneggiato l’ospedale civile, appena riparato dalle lesioni subite il 6 maggio; vi furono 8 feriti in seguito a precipitose fughe attraverso le finestre (2).
Il 15 settembre, alle 11:21 (9:21 GMT), fu avvertita una forte scossa che causò crolli; vi fu 1 morto (3).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(3)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
Libertà, 1976.09.16.
Piacenza 1976

PontebbaUD46.505813.3056VI-VII

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT) danneggiò gravemente circa il 30% dei fabbricati, inclusi molti edifici scolastici, la caserma dei carabinieri, l’edificio della finanza e alcune strutture ospedaliere. I danni furono causati dalla scossa principale, le scosse successive e le piogge insistenti causarono cadute di massi che bloccarono strade e causarono danni alle proprietà terriere. Nella frazione di San Leopoldo alcune case crollarono e tutte le rimanenti subirono danni, inclusa la caserma dei carabinieri. Circa la metà delle case subì danni difficilmente riparabili; la chiesa parrocchiale subì lievi danni (1).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono leggere crepe in alcuni edifici (2).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

UdineUD46.063313.2358VI-VII

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), danneggiò gravemente circa un centinaio di case su un totale di 25.000. Le case riportarono crepe all’intonaco, crollarono molti fumaioli e parapetti. Il campanile della chiesa di S.Maria di Castello e il campanile della chiesa del Redentore subirono danni nella parte superiore; gli affreschi del castello si screpolarono e in certi punti si staccarono. Vi furono 2 morti (1).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono la caduta di alcuni cornicioni e calcinacci e l’apertura di nuove fenditure nei muri degli edifici già lesionati; gli abitanti si riversarono nelle strade; vi furono 32 feriti (2).
Il 15 settembre, alle 11:21 (9:21 GMT), fu avvertita una forte scossa che lesionò gravemente il palazzo della Provincia; tutti gli abitanti si riversarono nelle strade (3).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
Libertà, 1976.09.12.
Piacenza 1976
(3)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

Cortina d’AmpezzoBL46.539412.1383VI

L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono il crollo di alcuni vecchi fumaioli (1).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

MeranoBZ46.670811.1617VI

L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse, soprattutto nei piani alti, che causarono panico negli abitanti che si riversarono nelle strade (1).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

MontemaggioreUD46.193913.5311VI

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), causò piccoli danni (1).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse; vi fu 1 ferito (2).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

TrentoTN46.064211.1242VI

Il 6 maggio, poco dopo le 21:00 circa (20:00 GMT), furono avvertite violente scosse che causarono caduta di intonaco in vecchie abitazioni e tremolio di oggetti e lampadari; gli abitanti si riversarono nelle strade (1).
L’11 settembre, poco dopo le 18:35 (16:35 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono il crollo di alcuni cornicioni dagli edifici di piazza Fiera; gli abitanti si riversarono nelle strade (2).
Il 15 settembre, alle 11:24 (9:24 GMT), fu avvertita una forte scossa, soprattutto ai piani alti delle abitazioni che causò il crollo di alcuni fumaioli; tutti gli abitanti si riversarono nelle strade (3).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(3)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

TriesteTS45.656113.7842VI

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), fu avvertita fortemente; la popolazione fuggì dalle case e dai cinematografi. Lo spavento causò 1 morto (1). Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica, l’intensità della scossa fu del VII grado della scala MCS (2).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), fu avvertita una scossa abbastanza forte che causò fenditure all’interno di un edificio di via Pondares e rese pericolanti alcune tegole di una casa di viale XX Settembre (3).
Le scosse del 15 settembre causarono crollo di cornicioni e lesioni nelle abitazioni (4).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(2)
Gasparini C.
Parametri ipocentrali dai dati macrosismici del terremoto del Friuli, Maggio 1976, in "Annali di Geofisica", vol.29 (1976), pp.159-64.
Roma 1976
(3)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(4)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

TarvisioUD46.503913.5831V-VI

La scossa del 6 maggio e le repliche successive non causarono crolli; molte case subirono danni leggeri. Crollarono quasi tutti i camini, la chiesa parrocchiale e il presbiterio riportarono danni lievi. A Lussari si screpolarono il santuario di Monte Santo e le sue torri campanarie (1).
La scossa dell’11 settembre, delle 18:37 (16:37 GMT), causò scricchiolii e vibrazioni di tetti (2).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

BressanoneBZ46.714711.6572V

L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse, soprattutto nei piani alti, che causarono panico negli abitanti che si riversarono nelle strade (1).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

CavarzereVE45.136412.0836V

L’11 settembre, furono avvertite 2 scosse: alle 18:32 (16:32 GMT) e, la più forte, alle 18:36 (16:36 GMT); varie centinaia di abitanti, spaventati, si riversarono nelle strade e nei campi (1).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

CormonsGO45.958613.4675V

In seguito alla scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), gli edifici pubblici, compresi la scuola elementare "Vittorino da Feltre" e il teatro comunale, e le case di vecchia costruzione subirono danni lievi. La chiesa di Subida riportò gravi crepe; le piccole cappelle di Sant’Apollonia e di San Giovanni, già in stato di abbandono prima del terremoto, riportarono danni lievi (1).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono fortemente avvertite 2 scosse; 1 donna sofferente di cuore morì d’infarto (2).

(1)
Ambraseys N.N.
The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976, in "The Gemona di Friuli Earthquake of 6 May 1976", UNESCO, Restricted Technical Report, RP/1975-76/2.222.3, pt.2.
Paris 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

GoriziaGO45.942513.6197V

Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica, l’intensità della scossa del 6 maggio fu del VII grado della scala MCS (1).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono panico negli abitanti che si riversarono nelle strade (2).
Le scosse del 15 settembre causarono 2 morti per infarto (3).

(1)
Gasparini C.
Parametri ipocentrali dai dati macrosismici del terremoto del Friuli, Maggio 1976, in "Annali di Geofisica", vol.29 (1976), pp.159-64.
Roma 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(3)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

PadovaPD45.406411.8758V

L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono panico negli abitanti che si riversarono nelle strade (1).
Le scosse del 15 settembre causarono crollo di intonaci al museo civico e lesioni alla chiesa Ognissanti, che fu dichiarata inagibile per via di un lieve avvicinamento del campanile all’edificio principale. 2 militari si ferirono gettandosi per lo spavento da una finestra (2).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

San CandidoBZ46.731912.2814V

L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse, soprattutto nei piani alti, che causarono panico negli abitanti che si riversarono nelle strade (1).
Le scosse del 15 settembre causarono lesioni in un campanile e in alcuni fumaioli (2).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

TrevisoTV45.668912.2439V

Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica, l’intensità della scossa del 6 maggio fu del VII grado della scala MCS (1).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono panico negli abitanti che si riversarono nelle strade (2).
Le scosse del 15 settembre causarono il crollo di alcuni fumaioli pericolanti (3).

(1)
Gasparini C.
Parametri ipocentrali dai dati macrosismici del terremoto del Friuli, Maggio 1976, in "Annali di Geofisica", vol.29 (1976), pp.159-64.
Roma 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(3)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

VicenzaVI45.548911.5492V

Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica, l’intensità della scossa del 6 maggio fu del VI grado della scala MCS (1).
L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse che causarono panico negli abitanti che si riversarono nelle strade (2).

(1)
Gasparini C.
Parametri ipocentrali dai dati macrosismici del terremoto del Friuli, Maggio 1976, in "Annali di Geofisica", vol.29 (1976), pp.159-64.
Roma 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

Koper45.539713.7306F

L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse (1).
Le scosse del 15 settembre causarono panico nella popolazione (2).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

Ljubljana46.057814.5031F

L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse (1).
Il 15 settembre, alle 11:22 (9:22 GMT), fu avvertita una scossa (2).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

Rijeka45.334214.4411F

L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse (1).
Le scosse del 15 settembre causarono panico nella popolazione (2).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

Zagreb45.815315.9647F

L’11 settembre, alle 18:37 (16:37 GMT), furono avvertite 2 scosse (1).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

BergamoBG45.69399.67IV-V

L’11 settembre, alle 18:35 (16:35 GMT), furono avvertite 2 scosse, soprattutto la seconda, nei piani alti delle abitazioni; causarono panico negli abitanti che si riversarono nelle strade (1).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

VeneziaVE45.437512.3353IV

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), fu fortemente avvertita; la popolazione scese nei "campi", piazza San Marco compresa (1).
L’11 settembre, furono avvertite 2 scosse: alle 18:32 (16:32 GMT) e, la più forte, alle 18:36 (16:36 GMT); oscillarono lievemente i palazzi e le antenne televisive; numerose persone uscirono dalle case (2).
Il 15 settembre, alle 11:21 (9:21 GMT), fu avvertita una forte scossa; tutti gli abitanti si riversarono nei "campi". Vi furono 1 morto ed 1 ferito grave a causa di precipitose fughe dagli edifici (3).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(3)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

VeronaVR45.437810.9936IV

La scossa del 6 maggio, delle 21:00 (20:00 GMT), fu preceduta da boato e causò tremolio di mobili e lampadari; la maggioranza della popolazione scese in strada (1).
L’11 settembre, furono avvertite 2 scosse: alle 18:32 (16:32 GMT) e, la più forte, alle 18:36 (16:36 GMT) (2).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

BolzanoBZ46.496911.3542III

Il 6 maggio, alle 21:05 (20:05 GMT), furono avvertite scosse di terremoto che causarono caduta di calcinacci nei vecchi quartieri; la maggioranza della popolazione scese in strada (1).
L’11 settembre, furono avvertite dalle persone in casa 2 leggere scosse: alle 18:31 (16:31 GMT) e alle 18:35 (16:35 GMT) (2).
Il 15 settembre, alle 11:21 (9:21 GMT), fu avvertita una forte scossa; molti abitanti si riversarono nelle strade (3).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(3)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

ModenaMO44.646910.9253III

L’11 settembre, alle 18:35 (16:35 GMT), fu avvertita non da tutti una leggera scossa (1).
Il 15 settembre, alle 11:22 (9:22 GMT), fu avvertita una scossa, soprattutto ai piani alti delle abitazioni; numerosi abitanti si riversarono nelle strade (2).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

BolognaBO44.497811.3397II-III

La scossa del 6 maggio, delle 21:02 (20:02 GMT), fu abbastanza forte ed avvertita dalla maggioranza della popolazione, che, in alcuni casi, scese in strada (1).
L’11 settembre, alle 18:35 (16:35 GMT), fu avvertita non da tutti (solamente ai piani alti) una leggera scossa (2).
Il 15 settembre, alle 11:23 (9:23 GMT), furono avvertite due forti scosse intervallate da qualche decimo di secondo; molte persone scesero in strada (3).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(3)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976

FirenzeFI43.777211.2486II-III

Il 6 maggio, poco dopo le 21:00 circa (20:00 GMT), fu avvertita una scossa che causò tremolio di lampadari (1).
La scossa dell’11 settembre delle 18:36 (16:36 GMT) fu avvertita da alcuni abitanti dei quartieri più alti (2).
Il 15 settembre, alle 11:21 (9:21 GMT), in alcune zone della città fu avvertita una scossa (3).

(1)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(2)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976
(3)
ANSA Documentazione Elettronica, Notiziario italiano, maggio-settembre 1976.
Roma 1976